Associazione Medica Società Scientifica Anardi. Il girasole al tramonto

Il progressivo maggior invecchiamento della popolazione, esito anche del progresso delle cure che aumentano la longevità e l’aspettativa di vita delle persone, comporta una più sensibile attenzione alle condizioni che qualificano il vivere quotidiano e la salute dell’anziano, partendo dalla distinzione tra il naturale processo di invecchiamento fisiologico e quello patologico.Il Girasole al Tramonto associazione

Al progresso delle cure si accompagna parallelamente il cambiamento delle prospettive culturali nei confronti dell’anziano e di ciò che egli rappresenta per se stesso, all’interno della famiglia, nelle relazioni, nei contesti di attività e, più in generale, nella società. L’anziano è spesso visto come il vecchio, il malato, affetto da un grande male incurabile, ossia dall’invecchiamento stesso, tradotto come involuzione senza alcuna possibilità futura, se non quella del declino finale che si conclude con la morte. Tale concezione, esasperando nella persona anziana comuni vissuti di inutilità, impotenza e rassegnazione, riduce, spesso eliminando del tutto, ogni aspettativa di miglioramento di sé e della propria vita, rivolta esclusivamente al suo termine.

D’altra parte, il naturale processo di invecchiamento si accompagna ad evidenti cambiamenti biologici, fisici, psicologici e sociali (delle cellule, del corpo, dei muscoli, della pelle, dei sistemi sensoriali, delle capacità cognitive, dei bisogni psicologici, sanitari, assistenziali, etc); tuttavia, seppur questi vengano volgarmente intesi in un’accezione esclusivamente negativa, tale processo non può essere considerato di per sé una condizione patologica terminale. Si assiste dunque ad un cambiamento dapprima terminologico, con il passaggio dal termine invecchiamento a quello di anzianità ed, al contempo, ad un cambiamento di prospettiva, da una concezione pessimistica, negativa, di disprezzo o di commiserazione, ad una più ampia e positiva, associata ai processi di crescita ed alle sue possibilità. L’anzianità, difatti, può essere vista come un’ulteriore fase evolutiva nell’arco della vita di una persona, quella fase che coincide con il completamento stesso del processo di crescita, per cui l’anziano non è più il vecchio, il fragile, il malato, ma diventa il saggio, il sapiente, colui che ha fatto esperienza della vita, protagonista della sua storia, possibile costruttore di scopi e di significati profondi della sua esistenza, che conserva delle possibilità di sviluppo e di miglioramento della qualità della vita. Dal cambiamento della prospettiva culturale riguardo questa fase di vita e di sviluppo, può scaturire anche il cambiamento delle aspettative di vita della persona anziana: esse non coincidono più solo con il suo termine, ma con opportunità di benessere, di promozione della salute e di prevenzione, oltre che cura, al fine di ridurre i bisogni socio-assistenziali e le barriere, anche psicologiche e sociali, che non consentono alla persona anziana di beneficiare appieno degli effetti positivi di questo cambiamento terminologico e culturale, da “vecchio”, destinato esclusivamente alla decadenza, alla malattia, alla morte, all’assistenza completa, etc …, ad “anziano”, che, come il girasole, rivolto naturalmente al sole, può guardare con fiducia alla vita.

 

Dott.ssa Lucrezia Langella