Fitoterapia e fitofarmaci nel disturbo d’ansia. Dott.ssa Maria Concetta Eliso – Biologa – Associazione Medica Società Scientifica Anardi

Sin dall’antichità l’uomo ha utilizzato le piante per curarsi, sfruttandone le proprietà benefiche. Con l’avvento della chimica e dei primi farmaci di sintesi, la fitoterapia è stata accantonata. Oggi questa disciplina sta conoscendo un notevole sviluppo, grazie soprattutto ad un numero sempre crescente di studi scientifici e clinici che le hanno tolto l’empirismo che la caratterizzava, rendendo noti i meccanismi d’azione delle piante medicinali e confermando le loro proprietà curative.anardi

Negli ultimi anni vi è un interesse crescente verso l’utilizzo di piante medicinali in diverse aree terapiche, inclusa la psichiatria. Studi dimostrano che, tra i problemi comportamentali, l’ansia ha la più alta frequenza. Infatti, circa 500 milioni di individui al mondo soffrono del disordine di ansia (Kaviani H, Mousavi AS, 2008). È una situazione risonante di stimolazioni emozionali in cui sono presenti sentimenti di paura o preoccupazione. L’ansia ha vari segni mentali e fisici che includono palpitazioni, crampi, sudore, asma, nausea, minzione, sensazione di stress e di paura, incapacità di concentrarsi, incertezza sul futuro, incapacità di incontrare le persone e insonnia. (Borkovec TD, Lyonfields JD, 1993). La patofisiologia del disordine d’ansia non è ancora chiara e necessita ancora di studi approfonditi. Comunque, le evidenze correnti indicano anormalità neurobiologiche nella trasmissione noradrenergica, seroteninergica, GABAergica e glutammatergica (Nutt DJ et al., 2002). Gli interventi fitoterapici che potrebbero portare benefici ai disordini d’ansia, come Piper methysticum, sono classificati come ansiolitici e di solito hanno effetti sul sistema GABA (Sarris, 2007), sia modificando la funzionalità dei canali ionici, sia alterando le vie di trasmissione attraverso il blocco dei canali voltaggio-dipendenti, attraverso l’alterazione della struttura della membrana (Sarris e Kavanaugh, 2009), attraverso l’inibizione della GABA transaminasi o dell’acido glutammico decarbossilasi (Awad et al., 2007) o, infine, meno comunemente, attraverso il legame di benzodiazepine nei siti recettori (Spinella, 2001). Il conseguente aumento della neurotrasmissione GABA ha un effetto attenuante sulle pathways stimolatorie, quindi fornisce un effetto psicologicamente calmante (Baldwin e Polkinghorn, 2005). Altre piante medicinali più comunemente utilizzate e con attività ansiolitica sono Melissa officinalis e Passiflora incarnata. Melissa officinalis è nota per la sua azione sul sistema nervoso centrale di tipo sedativo, ansiolitico e favorente il sonno; può avere anche azione antidolorifica. Recentemente si è potuto dimostrare che alcuni flavonoidi estratti da questa pianta possono avere attività simile a quella delle benzodiazepine, che sono i farmaci ansiolitici più noti perchè in grado di legarsi ai recettori per le benzodiazepine situati nel cervello (Soulimani R. et al., 1993). Passiflora incarnata, invece, possiede azione sedativa sul sistema nervoso centrale, soprattutto al livello della zona del midollo spinale, che controlla i movimenti, e dei centri del sonno. È utile soprattutto nell’insonnia di tipo cerebrale, dove favorisce un sonno simile a quello fisiologico e un risveglio senza stordimento (Speroni E. et al., 1988; Dhawan K. et al., 2001). Inoltre, anche in questo caso, è stato dimostrato che alcuni flavonoidi della Passiflora sono in grado di legarsi ai recettori delle benzodiazepine situati nel cervello, spiegando così l’azione sedativa di questa pianta; infatti in uno studio recente è stato appurato che la pianta ha un’efficacia simile a quella di una benzodiazepina (oxazepam), con un’azione più lenta, ma con minori effetti collaterali.

Le evidenze scientifiche che dimostrano le proprietà delle piante medicinali per curare il disturbo d’ansia sono numerose; per questo i fitofarmaci potrebbero rappresentare una valida alternativa o un valido complemento alle attuali terapie farmacologiche, al fine di migliorarne l’efficacia.