Ruolo della TACE nel HCC avanzato. Dottor Davide Sequino – Associazione Medica Società Scientifica Anardi

La chemioembolizzazione arteriosa transcatetere (TACE) è una strategia terapeutica per il controllo dell’epatocarcinoma (HCC) avanzato, utilizzata come terapia palliativa. Tra le cause di morte per tumore l’HCC è la quinta causa al mondo, con un tasso di mortalità del 94% e un rapporto di 4 a 1 tra il sesso maschile e quello femminile. Solitamente l’eziologia è la conseguenza di una cirrosi di lunga data, che frequentemente è su base alcolica o virale (in particolare HCV). La trasformazione neoplastica fa sì che le dimensioni del nodulo si accrescano a scapito del parenchima epatico sano, diminuendo la funzionalità d’organo in modo molto lento e subdolo.

Clinicamente non si hanno manifestazioni della patologia tumorale, tuttavia si palesano gradualmente i segni di una cirrosi evolutiva che man mano passa da “compensata” a “scompensata”. Tale sintomatologia è stata schematizza nella classificazione Child Pugh in base alla presenza di: ascite, encefalopatia, albuminemia, bilirubinemia e tempo di Quick. Ciascuno di questi valori ha 3 gradi ai quali vengono assegnati dei punteggi, che sommati tra loro definiscono:

  • classe A: cirrosi compensata
  • classe B: cirrosi moderatamente compensata
  • classe C: cirrosi scompensata

La diagnosi dell’HCC può essere accidentale, ovvero tramite un controllo ecografico/TC/RMN dell’addome, oppure può essere ricercato specificamente nel follow-up della patologia cirrotica conclamata. Quest’ultima prevede un controllo ecografico dell’addome ogni 6 mesi, con particolare attenzione per il fegato. Dal reperto ecografico di probabile neoplasia epatica, si necessita di conferma TC con mezzo di contrasto, in cui si evidenzia un rapido enhancement accompagnato da rapido wash-out dello stesso.

Le strategie terapeutiche consistono in numerose metodiche invasive e non invasive. Queste metodiche vengono scelte in base alla “classificazione di Barcellona sul cancro del fegato” (BCLC), ovvero considerando:

  • numero di noduli di HCC
  • dimensioni del nodulo maggiore
  • classificazione Child-Pugh

Nella maggior parte dei casi è ovvio che, data la tardività della diagnosi, avremo davanti un paziente con malattia avanzata e molteplici noduli tumorali. La strategia di resezione epatica in questo caso non è indicata, in quanto si rischierebbe di privare il paziente della restante funzionalità d’organo, condannandolo ad una rapida morte per scompenso epatico.

La TACE invece è una metodica poco invasiva, che mira a colpire selettivamente la formazione neoplastica, risparmiando il parenchima sano e funzionante. Essa viene eseguita da un radiologo interventista che, durante la seduta radioangiografica, accede tramite un catetere all’arteria femorale, risale fino al tripode celiaco, da qui all’arteria epatica e, man mano sempre più selettivamente, giunge al vaso che rifornisce il nodulo tumorale. Qui vengono rilasciate particelle embolizzanti (con la possibilità di poterle coadiuvare con un chemioterapico) che occludono il vaso, privando il nodulo del suo nutrimento e lasciandolo “morire di fame”. Dopo l’intervento il paziente resta ricoverato per 24 ore con una medicazione compressiva sul punto d’accesso, dopodiché viene dimesso salvo complicazioni.

Concludendo, i vantaggi di questa tecnica sono numerosi e possono essere così riassunti:

  • trattamento contemporaneo e selettivo di una o più lesioni
  • ripetibilità del trattamento a breve distanza
  • riduzione del costo di gestione del paziente con relativo risparmio per il SSN
  • rapido e notevole miglioramento delle condizioni cliniche del paziente (Lazarus effect)