LAVINIA, PERSEFONE DI QUESTO TEMPO. Dr.ssa Alfano Vincenza – Psichiatra, Dr.ssa Ebe Ardito – Psicologo –Psicoterapeuta, Dr.ssa Ascione Annamaria – Psicologo. Associazione Medica Società Scientifica Anardi – Scafati (SA)

Dove  più assiduo l’usignolo effonde il lamento melodioso nelle valli verdeggianti, sull’edera color del vino, sul fogliame inaccessibile del dio, ricco di grappoli, ombroso,  immune dai venti d’ogni tempesta;
(Sofocle, Edipo a Colono, 670 – 678)

O sepolcro, o talamo, o sotterranea  dimora che per sempre mi custodirà, dove io vado  verso i miei cari, la schiera dei quali tra gli estinti numerosa Fersefassa ha accolto dopo la morte… (Sofocle, Antigone, 891 – 894)
(Sta parlando la protagonista della tragedia: Antigone invoca il sepolcro subito dopo aver ricevuto la condanna da Creonte: l’eroina è obnubilata, non sa quel che dice, coniuga e confonde le nozze con la morte)

Ora, mentre scorrevo per i gorghi dello Stige, vidi Proserpina, triste ed ancora spaurita nel volto, ma regina del mondo delle ombre, ma già sposa potente del re dell’Averno.» E a questo parole, la madre parve di pietra, e a lungo rimase stupita, come presa dal fulmine. Ma quando il dolore vinse la sua grave inerzia, allora si levò col carro su per l’alto cielo. E là, cupa in volto, coi capelli sparsi, irata, ferma davanti a Giove, così disse: «O Giove, per il sangue mio, ti prego, per il tuo sangue. Se non hai amore per me, chiedo pietà per la figlia: invoco il tuo aiuto, anche se nacque da me. Ho ritrovato la figlia che così a lungo cercai, se ritrovarla vuol dire sapere d’averla perduta; se sapere dov’è vuol dire averla trovata.»

(Salvatore Quasimodo. Proserpina)

Incontro per la prima volta A. L. a Marzo 2016; dopo l’invio da parte della Psichiatra che richiede una valutazione psicodiagnostica e un approfondito colloquio clinico, per valutare la somministrazione di Litio, in seguito a quella che inizialmente appare come una forma di grave depressione maggiore. Sono circa 10 anni che L. si rivolge a psichiatri e psicologi, con i quali sembra non istaurare mai una relazione significativa e continuativa nel tempo.

Le risultanze dell’MMPI 2 tracciano un profilo di depressione psicotica – tratti maniaco depressivi e lo strutturarsi e il frammentarsi costante di difese psichiche che danno l’idea di una mente frammenta e addolorata senza tregua.

  1. L. è terzogenita di tre femmine: B. (38 anni), sposata e casalinga con 4 figli, tutti maschi. Il marito è netturbino. Diplomata come assistente all’infanzia; C. (36 anni), estetista che vive a casa con i propri genitori, senza essere sposata né fidanzata.
  2. (31 anni), terza media. Sarta presso una fabbrica di jeans. Ha frequentato solo il primo anno magistrale e si ritira dalla scuola. Fidanzata da 4 anni con G., carpentiere alla giornata.

La madre R. (58 anni) casalinga e controllante, tenta di entrare nello spazio dell’incontro con la figlia, non la lascia. Tende a chiamare il terapeuta dopo gli incontri, rinforzando le fantasie di dipendenza e la condizione psico – emotiva di L. che dichiara di “non voler crescere”. ”Non mi accetto, voglio essere piccola”.

Il padre G. (65 anni), netturbino.

La relazione affettiva con i membri della sua famiglia è piuttosto scarsa. L. è spesso sola o in preda alle proprie ansie di contenimento, che sembra non trovare in nessun membro della propria famiglia. Il padre è una figura pressocché assente, sia nelle dinamiche familiari che nel rapporto più strettamente genitoriale con le figlie.

Il mondo relazionale di L. è scarso anche fuori il contesto familiare, a parte la presenza da 4 anni di G., il fidanzato; e un’amica anche collega sul lavoro, con la quale si incontra raramente, perché ha timore di uscire.

Al momento del primo colloquio; L. si presenta completamente vestita di nero; priva di trucco; capelli neri. Emergono forti fantasie suicidarie ed un eloquio depressivo e con forti tratti persecutori.

“Nulla ha senso, tanto si muore. (…), vorrei tornare bambina tanto si muore…mia madre non mi doveva far nascere…è inutile, tanto si muore”. “Vorrei essere inesistente, più si cresce e più si muore. (…), sono torturata da questi pensieri, ho forti dolori alla testa e non dormo (…) tremo sempre e mi prende al ventre (…), non voglio crescere (…). Quando ho avuto le mestruazioni la prima volta avevo 10 anni. È stato sconvolgente. Non l’ho accettato. (…) Crescere è come salire ogni giorno un gradino che mi avvicina alla morte e a Dio. (…) penso di essere caduta dal Paradiso, io non volevo nascere”. “Vorrei tornare bambina, ma i bambini non mi piacciono. Io vorrei tornare piccola perché voglio essere coccolata”, “la famiglia è un simbolo di morte. (…)”

Parla positivamente della propria relazione con il fidanzato, ha rapporti sessuali ma, subito dopo, spesso piange: “voglio tornare a casa, da mia madre. A volte preferisco che il mio ragazzo non venga a prendermi”, (…) “penso che lo dovrei lasciare, lui non si merita tutto questo… io non ce la faccio ma lui mi vuole bene lo stesso”.

  1. ha la patente ma non guida. Sta acquistando con i propri sacrifici un’auto, ma poi al pensiero di guidarla è terrorizzata. Vuole chiudersi in casa e non regge all’autonomia.

Il rapporto con il cibo è caratterizzato dagli aspetti gravemente depressivi “mangio tanto per mangiare. Tanto che mangio a fare. Devo morire. (…)”.

Si chiude in una dimensione assolutamente scissa dal reale, fuggendo difensivamente la realtà. “Quando cammino mi sento sollevare”.

Si effettua breve colloquio con la madre per esplorare anche la gravidanza, eventuali traumi, e le aree di sviluppo psicomotorio. Tutto nella assoluta norma.

Emerge, tuttavia, prima dal colloquio con la madre e poi da un secondo colloquio con L., un evento particolarmente critico nella vita della giovane: la morte di una bambina, compagna di scuola e di gioco di L., che è stata violentemente uccisa da un pirata della strada, quando L. frequentava la terza elementare. La madre fa risalire a quest’epoca il fatto. L. a qualche anno prima, quando aveva cinque anni.

Consapevolmente dice “è là che è cominciato tutto (…), si chiamava S. B., giocava con me (…). Non ce la faccio, dottorè!! A volte io la vedo come un sogno (…), non lo so se è un sogno o è vero (…..) ho paura di lei (…..), non posso dormire. Non ce la faccio più!!!! Vorrei morire…basta che finisce tutto”.

Questo racconto avviene dopo circa tre ore di lavoro e di grosso contenimento alla paziente. Non era stato mai raccontato prima, ad alcun medico o psicologo.

Tornando alle risultanze dell’MMPI 2 si ottiene assoluto riscontro e conferma:

  1. presenta un grave disturbo post traumatico da stress (Schlenger 86; Keane 84), depressione e paranoia palese, forte ipocondria, psicastenia ed ipomania. Paziente con forti ideazioni bizzarre e tratti psicotici. Rabbia mal controllata. Difficoltà di adattamento sociale e sul lavoro. Ansia e tensione gravi. Gravi disturbi del sonno.

L’asse dei meccanismi di difesa appare frammentata come frammentata è L. stessa. Disperata e in cerca di un approdo, chiede: “Dottorè ma è possibile un po’ di luce per me?! Non ce la faccio più!!”.

Di particolare Rilievo la difesa psicopatica palese, a sottolineare la dimensione del vuoto.

Come sottolinea Christofer Bollas, nei suoi studi sulla psicologia del vuoto in “L’ombra dell’oggetto”; “la psicopatia è far entrare la vita in uno spazio vuoto”. A sottolineare una psicoanalisi del “conosciuto non pensato”, che è proprio del caso di L.

I rischi sono di “acting out”, possibile strutturarsi di una schizofrenia paranoidea conclamata o di una grave psicosi maniaco depressiva.

Si ritiene a questo punto di somministrare il Litio ed inizia il trattamento terapeutico a regime settimanale; benché le fossero state proposte due sedute che la giovane, tuttavia, rifiuta, per motivi d lavoro.

Inizialmente L. è allagante. Non riesce a stare nello spazio terapeutico; chiama ogni giorno e più volte al giorno sia la terapeuta che la psichiatra che lavorano a stretto braccio, per essere rassicurata. La gestione di L. è inizialmente faticosa sia emotivamente che praticamente. Le sedute impegnano fortemente la terapeuta sul piano controtransferale; nella gestione della propria emotività e sulla base delle proiezioni ricevute.

Spesso, durante le sedute, L. vuole avvicinarsi al balcone della stanza, possibilità inizialmente negata dalla terapeuta e poi concessa gradualmente con fiducia. L. chiede spesso di recarsi al bagno dal quale non esce per lungo tempo. Solo richiamata dalla voce della terapeuta e alle parole come: “L. tutto bene?!…hai bisogno di qualcosa?!…io ti aspetto”; esce e torna nella stanza della seduta.

Gradualmente, attraverso una relazione che diventa sempre più significativa, L. acquista fiducia e “costanza dell’oggetto”. Le telefonate iniziano a diradarsi. Dopo due mesi di trattamento terapeutico a regime settimanale e contemporaneo utilizzo del Litio, L. sembra più compensata. Gradualmente spariscono le fantasie suicidarie e i pensieri maniacali.

Si fa strada il pensiero. L. sogna e realizza mentalmente una continuità tra le parti frammentate del pensiero e di se stessa. Maggio 2016: sogna di essere sospesa in cielo; gradualmente scende a terra e trova un cane che saltella – graduale accesso al reale; il cane è la rappresentazione della sua dipendenza dalla madre, ma anche la possibilità di avvicinarsi ai propri istinti.

Metà Maggio 2016: L. sogna S., la bambina a monte del proprio trauma. Piange. Il pensiero ha accesso. L. dopo averne parlato in seduta si sente più libera. Finalmente sembra farsi strada un elaborazione del lutto. Gradualmente L. accede alla vita.

Fine Maggio 2016 – inizio Giugno: L. sogna di andare con il proprio fidanzato a comprare i mobili per la loro nuova casa. Anche il futuro inizia a prendere forma, non è più così terribile e impensabile.

Gradualmente L. sente che la vita prende spazio e che può sperare di andare avanti.

Seduta del 4 Giugno: L. mi racconta un altro evento traumatico della propria esistenza. Ha subito un intervento di riduzione del seno dal quale è uscita fortemente danneggiata. Si spoglia improvvisamente davanti a me. Piange. Mi dice:

“Vedi. Mi hanno solo rovinato. Ho fatto anche la causa. Ma ho perso. Sono sempre stata presa in giro! Nessuno si è mai curato di me veramente. Meno male che mò ci state voi e la psichiatra”. Piange e mi abbraccia. La tengo. L. si affida come una bambina. Ogni volta che la incontro le faccio trovare una cosa buona, caramella o dolcino. Attraverso questo nutrirla psichicamente e realmente, L. riprende anche a mangiare gradualmente.

Seduta dell’11 Giugno: L. sta meglio. Sempre più compensata. Riesce anche ad uscire di più e per più tempo con il fidanzato. Il rapporto con il lavoro resta ancora ambivalente. Va e non va a lavorare.

Il ciclo mestruale, prima appena accennato, si presenta particolarmente abbondante. Forse simbolicamente rappresenta il suo tornare alla vita. Il suo poter essere donna. Parliamo del corpo, del rapporto con esso. L. fatica a disegnarlo. “Non lo so disegnare dottorè mi viene a pezzi”. Rassicurandola piano piano L. riesce ad accedere all’organizzazione mentale dell’immagine corporea e disegna se stessa e i membri della famiglia. Il disegno è molto embrionale. Ma si attiva molto gradualmente, un’organizzazione sempre meno frammentata. Con il passare degli incontri e delle settimane L. migliora gradualmente.

Ha instaurato un ottimo rapporto terapeutico. Viene assiduamente alle sedute. La dimensione angosciosa e ossessiva sembra in gran parte recessa. È molto più aderente al reale. Sembrerebbe che anche l’organizzazione dell’Io appaia molto meno frammentata.

2 Luglio 2016: L. viene sottoposta nuovamente ai test proiettivi grafici: l’albero viene disegnato con il colore verde nel tronco e nella chioma. Usa il marrone per disegnare delle aree lateralmente al tronco come se fossero accennate ferite. Tuttavia non lo colora al centro.

L’uso dei colori su autonoma scelta appare importante anche se L. non differenzia ancora le aree con colori diversi.

La casa appare molto più grande. Colorata anche all’interno uniformemente di celeste. Commenta: “mi piace che ha un colore uniforme…” – ride – “ho fatto la casa del Napoli; tutta celeste”. L’uniformità sembrerebbe riportare all’avvicendarsi di un IO gradualmente in integrazione. Le finestre, ben 3 poste in alto sul tetto, sono aperte e di colore verde, ad indicare la possibilità di un pensiero che si sta aprendo e di una mente nella quale si può guardare senza avere solo “paura e terrore”.

La porta sempre verde è posizionata in asse. La particolarità è la maniglia del garage. L. specifica che si tratta di una porta scorrevole e di un garage. La maniglia sembra quasi un ragno. Ma simpaticamente. Sembra che L. abbia meno paura di affrontare i suoi fantasmi. “La porta del garage si può aprire”, sottolinea, “ci sta un poco di casino dentro, ma si può aprire” – “Dobbiamo fare una bella pulita e sistemata” – commento io scherzando.

  1. sorride e ride di gusto. Questo è un altro elemento di miglioramento; dai pianti interminabili, L. sta recuperando una sempre maggiore ilarità.

Il disegno della famiglia manifesta ognuno dei membri con un corpo, capelli, braccia e gambe. Mancano ancora mani e piedi. Tuttavia c’è la presenza del collo in tutti i membri e occhi, naso, bocca a tutti. Particolare ulteriore di rilievo; tutti hanno un colore uniforme che “riempie il corpo”. Il padre è azzurro; la madre rossa; la sorella C. arancione; se stessa tutta gialla. Mi riservo di poter esplorare in altre occasioni il significato che L. stessa dà all’uso dei colori. Appare un po’ stanca e ritenendo già enormemente avanzato il miglioramento, la lascio andare.

L’uso dei colori, l’appropriarsi di esso mettono in evidenza il riappropriarsi della vita, tanto che sul proprio profilo di WhatsApp dopo qualche settimana da questo incontro L. scriverà – “vivere, vivere a colori”.

Nelle successive sedute, sempre a regime settimanale, L. appare gradualmente sempre più autonoma. Esce sempre più spesso, anche con il fidanzato G. con il quale si parla più spesso di futuro. Per quanto in ansia però, questi argomenti sembrano non lasciarla più nel completo terrore e sgomento. L’associazione “futuro = morte”, assume una valenza sempre più sfumata.

Seduta del 16 Luglio: L. arriva in seduta vestita sexy. Ma senza esagerare. I capelli sono tagliati. Ci tiene molto a mostrarmeli e a sapere che mi piacciono. Il suo colore castano chiaro è sempre più evidente, i capelli stanno perdendo il nero con cui li aveva tinti e li portava da anni ormai. “Hai visto! Sta uscendo il mio colore!! – ride – mò sono metà castani e metà neri!!”. L. viene fuori, il nero viene abbandonato gradualmente, come gradualmente si lasciava ingrigissero gli antichi drappi a lutto appesi ai balconi un tempo. L. sembra poter “venire alla vita” – la vicenda mi rievoca alla mente il mito di PERSEFONE – rapita e trascinata nell’Ade e riportata alla Primavera dalla madre Demetra. L’istaurarsi di una relazione terapeutica basata sul fruttuoso rapporto madre – figlia, sta gradualmente “riportando in vita” L.

Mi racconta di essere andata a correre per ben due giorni di seguito. Si è sentita bene. È stata la prima volta. Ma certamente lo rifarà in questi giorni. Ha deciso di iniziare una dieta per dimagrire qualche chiletto. Lamenta però di sentirsi come “rallentata, di sembrare una scema quando si muove” – parole sue. Le suggerisco di parlarne con la psichiatra. Il forte caldo la fa sentire stanca. Avverte, tuttavia, uno stato di irrequietezza, che a mio avviso sul piano psicologico, è interpretabile come “ritorno alla vita”. Resta la valutazione psichiatrica e farmacologica aperta. Lamenta anche bocca impastata. Riesce a dormire, con l’ausilio farmacologico oggi anche 6/7 ore per notte, si sveglia raramente al massimo una/due volte. Ma non sempre. Anche la vita sessuale è certamente più attiva e spesso acquista piccole cose nuove: borsetta, scarpe, magliettine.

Porta un sogno: “Ho sognato mio nipote E. di 5 anni. Sono molto legata, te l’ho detto. E. cadeva dal balcone. Io mi spaventavo e avevo paura. Andavo a vedere e non si era fatto niente!! Era caduto pure in piedi!!”. Le chiedo cosa significhi: “Penso che è sempre collegato al fatto di S. Come se volessi dirmi che non devo più avere paura della morte.” – annuisco con affetto. “EH…ma sempre mi metto paura però…ma non come prima” – ride e sorride.

Terminiamo e resto ferma in questo sospeso di tempo che mi evoca “il cambio delle stagioni”.

 

 

Dr.ssa Alfano Vincenza – Psichiatra

Dr.ssa Ebe Ardito – Psicologo –Psicoterapeuta

Dr.ssa Ascione Annamaria – Psicologo.

Associazione Medica Società Scientifica Anardi – Scafati _SA