ARTE E MUSICOTERAPIA IN UN SERVIZIO DI IGIENE MENTALE:

Associazione Medica Società Scientifica “Anardi”

Dr.ssa Alfano V. – Direttore UOCSM – Psichiatra

Dr.ssa Ardito E. – Psicologo Psicoterapeuta Dirigente UOCSM

Dr.ssa Ascione A. – Psicologo clinico

Sono ridotto a una cornice eppure mi attraversano sentimenti bellissimi. L’uomo che giace e si oppone non è l’uomo indigente, l’escluso. Dicono i proverbi: messaggero fedele porta salute

Maurizio Cucchi

Cattura 4L’idea di questo lavoro nasce a distanza di circa un anno e mezzo dall’attivazione di incontri settimanali di gruppo, a conduzione gruppoanalitica, con i pazienti ricoverati in SIR, e utenti del Centro Diurno; c/o ASL NA 3 SUD; Servizio di Igiene Mentale – Piazza Cesaro – Torre Annunziata.

Il primo lavoro svolto è stato quello di creare davvero un gruppo, di contenere i soggetti, tutti pazienti psicotici adulti, con una età media intorno ai 45/50 anni; e di orientarsi alla maniera di Bion verso una “coscienza di gruppo” e una “mente di gruppo”.

L’attività svolta ha associato alle tecniche analitiche di conduzione dei gruppi, gli strumenti di arte terapia e musicoterapia; entrambi a disposizione del terapeuta che hanno reso l’esperienza ricca e significativa.

“Non sono ancora troppo vecchia per avere un’opinione. Aspetto un’immagine”, dice Ingeborg Bachmann nel Libro del deserto(1), in cui rievoca la personale esperienza di viaggio. È una frase provocatoria ma quanto mai efficace per iniziare il nostro itinerario e parlare di questa esperienza.

Ben sapeva la scrittrice e poetessa austriaca che “la follia è la sorella sfortunata della poesia” (Clemens Brentano) o meglio, come afferma Salomon Resnik, che entrambi, il poeta e il paziente psichiatrico, si perdono nella foresta ma solo il primo ne esce con una metafora riconosciuta da tutti.

Gli incontri terapeutici avvengono a cadenza settimanale e sono della durata di 45/50 minuti ciascuno. La musicoterapia è condotta a partire dal metodo Beneson, riorganizzato sui pazienti psicotici e con l’utilizzo di strumenti a percussione.

L’arte terapia; sempre a cadenza settimanale, con incontri di 45/50 minuti; consta dell’utilizzo di materiali quali cartoncino bristol 35×50 cm ad ogni pz; e utilizzo di colori a cera punta grossa. Le tamatiche nascono libere o rappresentano una continuazione del lavoro svolto nella precedente seduta di musicoterapia. Oppure la terapeuta, leggendo le dinamiche e l’orientamento del gruppo propone un tema. Alle sedute di arte terapia è spesso associata la musica ascoltata tramite l’ausilio di supporti stereo e coadiuvata dalla voce della terapeuta stessa, mentre i pazienti disegnano.

L’utilizzo di strumenti a percussione e gli esercizi ritmici nella seduta di musicoterapia; permettono di “armonizzare” il gruppo; di trovare gradualmente una sintonia musicale; di percepire se stessi e l’altro da sé; le proprie parti armonizzandole internamente e con il resto del gruppo. Attraverso il lavoro musicoterapico si instaura una buona comunicazione non verbale fatta di sguardi e movimenti corporei che danzano all’unisono.

Una tecnica utilizzata durante la seduta è quella dell’improvvisazione, essa consente una maggiore integrazione e una buona sintonizzazione tra gli elementi sonori. Inoltre l’improvvisazione accompagnata dall’ascolto di una base musicale, nella fattispecie la scelta di una canzone dei Nirvana, permette di sviluppare una maggiore capacità di condivisione e di creare un sentimento di unione che conferisce al gruppo maggiore forza e coesione.

Pian piano si crea un’atmosfera di maggiore integrazione tra i membri del gruppo, ed i partecipanti mostrano dei comportamenti sempre più di maggiore coinvolgimento. Addentrarmi in questo mondo completamente nuovo implica l’utilizzo della “musicalità”, cercando un punto di incontro risultante da un “sentire comune”. L’utilizzo dello strumento permette di avere una maggiore comprensione relativa al tempo necessario per apprendere queste competenze, alla pazienza e alla costanza del lavoro realizzato ma soprattutto di quanto l’emotività sia amplificata; tutti gli impulsi e le sensazioni sono libere di fluttuare all’interno del setting terapeutico. Gli aspetti concreti e percettivi di questa esperienza soddisfano pienamente l’esigenza che ognuno dei partecipanti di esprimere in maniera non verbale la propria personalità; la musicoterapia rimuove gli ostacoli che si interpongono tra noi e l’ambiente. Sotto l’influsso della musica sembra di sentire quello che in genere si evita di sentire e di capire, per la presenza di difese. Da essa emergono cose sempre nuove, la spontaneità, la creatività, il gioco, si diventa per pochi istanti bambini che vogliono divertirsi e che hanno voglia di sentire la leggerezza senza censure, senza alcun tipo di filtro.

Successivamente alla musicoterapia si apre la seduta di terapia di gruppo con gli stessi partecipanti. Si inserisce nel gruppo una nuova ragazza Serena, cioè la famigerata fidanzata di Nicola. E’ proprio lei che, su richiesta della terapeuta, propone l’argomento sul quale verterà la seduta di terapia. Si parla della musica e delle emozioni che suscita in ognuno di loro. Poi si chiede a ognuno dei partecipanti di rievocare un’immagine legata alla musica e di rappresentarla attraverso il disegno. E’ proprio Simona a manifestare la propria difficoltà nel visualizzare una qualsiasi immagine e riferisce anche una sua incapacità nella produzione del disegno. Mi colpisce, in modo particolare, constatare che Simona, Lucia e Nicola pensando alla musica contattano la stessa sensazione di libertà, i loro disegni presentano molte similitudini svelate dalla presenza degli stessi elementi rappresentando la musica attraverso una bella giornata di sole. Per Carmine la musica significa senso di appartenenza. Antonella rievoca il ricordo del figlio, a cui è molto legata e riferisce di volergli inviare un messaggio di affetto attraverso la musica. Carmine la aiuta a dare forma al disegno rappresentando una madre che dice “ti voglio tanto bene” al figlio attraverso una canzone. L’immagine è molto bella riempie il cuore di tutti i partecipanti all’incontro, anche Antonella sente la pienezza del suo gesto. La terapeuta per un momento, lascia la seduta incaricandomi di condurre il gruppo. Non mi trovo in difficoltà anzi riesco a interagire con i ragazzi e si instaura sin da subito sintonia e complicità, infatti anche Simona riesce, se pur con perplessità, a realizzare un disegno con uno stile elementare, al termine del quale manifesta una piena soddisfazione. E’ invece molto bella e interessante l’immagine evocata da Francesco, quella di tanti bambini felici che giocano nel prato, è un immagine di speranza e di amicizia, un argomento verso il quale Francesco ha spesso mostrato interesse e curiosità. Il linguaggio espressivo favorisce l’accesso alla dimensione simbolica. Le immagini consentono di esprimere quello che le parole non sanno o non vogliono dire, nella dimensione dell’attività espressiva il paziente trova uno spazio in cui sperimentarsi ed una forma estetica attraverso cui il mondo interiore si può raccontare.

Il gruppo è costituito da 8 partecipanti e dagli operatori e ha la durata di 50 minuti circa. E’un luogo condiviso, protetto, materno dove si sviluppa il senso di appartenenza, si stabilisce una “abitazione emotiva” che facilita la possibilità di esprimersi, di comunicare, almeno nel gruppo stesso. E’ un contenitore che permette col disegno l’espressione del delirio, delle bizzarrie, in modo mediato e consente a volte di abbandonare le difese. Il nostro compito è quello di promuovere un clima emotivo che favorisca relazioni tranquille all’interno delle quali l’espressione e la comunicazione possano essere facilitate. Le immagini prodotte diventano poi oggetto di interpretazione per noi