ESPERIENZA DI BRAINSTORMING SUI “DCA” IN ADOLESCENZA

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Dr.ssa Annamaria Ascione

Dr.ssa Anna Adolescente

Il termine inglese ‘Brainstorming’ composto dalle parole ‘brain’ (cervello) e ‘storming’ (tempesta) letteralmente significa ‘tempesta di cervelli’. Questa espressione indica una modalità di lavoro di gruppo in cui viene sfruttato il gioco creativo dell’associazione di idee: la finalità è far emergere le differenti possibili alternative in vista di un problema posto. Ogni pensiero è registrato e poi discusso all’interno del gruppo stesso e solo in un secondo momento viene eseguita una cernita qualitativa delle idee.

Immagine111Nella prima classe tra le varie idee scaturite liberamente attraverso le sollecitazioni dello psicologo che conduceva il gruppo, sono emersi i concetti di ‘Ossessione’ e di ‘Dipendenza’ associati ai Disturbi del Comportamento Alimentare.

Molti alunni hanno focalizzato la loro attenzione sul mangiare perché si è tristi o depressi’ o non mangiare perché si è tristi’e sul ‘cibo spazzatura’.

Attraverso le dinamiche di gruppo vengono introdotti dunque due concetti:

-Anoressia: letteralmente ‘assenza di desiderio’;

-Bulimia: il ‘desiderare troppo’ .

Viene reso evidente dallo psicologo conduttore, come il cibo non rappresenti il vero problema ma sia il veicolo attraverso il quale manifestare bisogni differenti come attenzione e amore, e soprattutto la difficoltà di costruzione della propria identità.

Il circolo compulsivo che si viene a creare, ruota intorno a quello che è il desiderio di ciascun adolescente: l’autonomia e la paura di questa; il bisogno di amore e la conflittualità nei riguardi di quello che è da sempre l’oggetto primario: la madre, nella maggioranza dei casi.

E da questo amore mancante, o spesso soffocante scaturiscono tutti quei sentimenti conflittuali e quelle emozioni, quali la paura, la rabbia, la tristezza, che sono alla base dei DCA, letti come sintomo di un processo di difficile “soggettivazione” – (Cahn), individuazione di Sé in adolescenza.

Il gruppo introduce il concetto di “vomito”. Lo psicologo chiede loro: ‘Cosa vomitiamo?’.

Gli alunni rispondono : acido, emozioni, solitudine, rabbia, vuoto, disperazione, che fanno riferimento a quell’odio o a quel senso di colpa nei confronti di se stessi che li costringe a vomitare.

Lo psicologo a questo punto, chiede un feedback attraverso l’associazione libera a canzoni che possano restituire il senso di quanto rappresentato durante il lavoro di gruppo, essendo la musica lo strumento di espressione di molti adolescenti, mediante frasi o parole di canzoni.

Le canzoni scelte risultano: “121” di Tiziano Ferro; “La Fine” di Nesli; “Ulisse” di LowLow; “Solamente un Incubo” di Nesli.

Immagine1111Nella seconda classe anche questi alunni hanno lavorato sul concetto di DCA e tra le varie idee sono risultate maggiormente accolte quelle di dipendenza’, ‘errore’, ‘appagamento di un desiderio’, ‘ansia’, ‘depressione’, ‘cibo come rimedio per un vuoto interiore’. I ragazzi fanno maggior riferimento a quelli che poi sono i riflessi fisici di entrambi i comportamenti quali dismorfismo ottico; bulimia purgativa/non purgativa. I termini utilizzati dai giovani sono stati altri quali vomito – non vomito; mi vedo grassa anche se sono magrissima.

Un alunno in particolare, comprende che questi disturbi non sono scelti e chiarisce che chi ne è preda non può fare altrimenti per esprimersi. Lo psicologo conduttore chiarisce che sono ‘agiti non pensati’.

Tra le varie idee venute fuori inoltre, si pone in evidenza quella di un alunno, che sosteneva che i DCA dipendessero dai modelli mediatici. Lo psicologo ha fatto notare che questi disturbi non riguardavano una identificazione con un qualche modello ‘perfetto’; ma denotano un disturbo molto più profondo, a livello emotivo-personale che sta coinvolgendo sia i ragazzi che le ragazze.

Dall’osservazione di entrambi i gruppi è emerso che i soggetti con maggiore capacità di osservazione, di interiorizzazione, di associazione sull’argomento sembravano avere disturbi dell’identità di genere. Ampia letteratura scientifica in merito è già presente. Si propone un approfondimento scientifico in tal senso. L’identità di genere non viene ad intendersi come patologia ma come normale processo evolutivo. L’ottica è approfondirne solo l’interrelazione con i DCA.

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