La genitorialità negata. Dal desiderio alla sterilità: conseguenze psicosessuali nella coppia sterile

 

 

Supervisore:
Dr.ssa Vincenza Alfano – Psichiatra e Neurologo

Coordinatore:
Dr.ssa Annamaria Ascione – Psicologo                                                 

Ricercatore:
Dr.ssa Gloria Sabatino – Psicologo e Sessuologo

Il desiderio di mettere al mondo un figlio è parte di una storia inscritta nell’inconscio individuale e successivamente di coppia, una storia che esiste da ben prima della maternità reale caratterizzata da fantasie che negli anni si sono susseguite, colme di emozioni ed aspettative, come se il figlio fosse una sorta di estensione di sé. Quando una coppia riceve una diagnosi di infertilità e/o sterilità, tutte le speranze e le attese riposte verso un bambino desirato vengono distrutte, lasciando posto ad un incolmabile vuoto, percepito in un ventre che non riesce a contenere. Ed è in questa fase di frammentazione emotiva che prende posto l’angoscia  e di conseguenza la coppia vive uno stato di sofferenza, assimilabile ad un lutto per un bambino voluto, desiderato ma mai realmente venuto al mondo. Questo stato psichico sfocia in sentimenti di depressione, senso di vuoto, percezione negativa di sé, isolamento sociale, disturbi psicosomatici e disturbi sessuali. Per tale motivo, la coppia può decidere di intraprendere un percorso di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) ed affrontare un lungo e tortuoso percorso medico costellato da esami diagnostici, terapie e procedure più o meno invasive sul proprio corpo. In questo complesso viaggio che va dal desiderio di un figlio alla diagnosi di sterilità e che spesso arriva alla PMA, è utile che la coppia si senta sostenuta, accolta psicologicamente ed aiutata ad affrontare le difficoltà, lo stress, la frustrazione e le delusioni.

 

“Ti aspetto e ogni giorno

mi spengo poco per volta

e ho dimenticato il tuo volto.

Mi chiedono se la mia disperazione

sia pari alla tua assenza

no, è qualcosa di più:

è un gesto di morte fissa

che non ti so regalare.”

Alda Merini

 

Gravidanza e maternità nella prospettiva psicoanalitica

 

“La paura inconscia del bambino desiderato

è un anticoncenzionale infallibile”

Ute Auhagen Stephanos


La gravidanza coincide con un processo evolutivo e con la possibilità biologica e psicologica di costruire uno spazio interno capace di accogliere, contenere e generare. Vi convengono parti bambine e parti adulte, fantasie legate al passato e desideri futuri. In questo complesso processo di introiezioni e identificazioni è come se la donna non generasse un figlio ma lo ritrovasse dentro di sé, come sintesi della coppia genitoriale fantasmatica che negli anni ha introiettato, attraverso la sua esperienza di figlia (Cantone C.,2012). I primi contributi psicoanalitici motivano il desiderio generativo femminile come determinato unicamente dall’istinto materno, considerato alla stregua dell’istinto animale, ricercando un substrato fisiologico alla motivazione riproduttiva. Per Freud (1905,1915,1925) l’origine del desiderio di maternità risale alla fase edipica: la bambina, dopo essersi resa conto di non avere un organo sessuale visibile come il padre, si allontana dalla madre incolpandola di tale mancanza e si rivolge al padre da cui desidererebbe avere un figlio, inteso come sostituto del pene mai avuto. In questa prospettiva il figlio sarebbe frutto di una relazione fantasmatica col padre e compenserebbe la donna della mancanza di un pene. Per la Horney (1924,1926) esiste una femminilità precoce ed un desiderio di maternità originario, presente già nella prima infanzia e collegato sia alla coscienza precoce delle proprie funzioni ricettive sia alla relazione che, identificandosi con la madre, fantastica di avere con il padre. Secondo Melanie Klein (1945,1946) il desiderio di generatività è invece legato al desiderio di riparazione, dopo gli attacchi aggressivi fantasmatici verso il ventre materno ed i bambini contenuti in esso. Deutsch (1945) attuava una distinzione tra “istinto materno”, legato alle funzioni prettamente fisiologiche e “spirito materno”, inteso come una qualità caratteriologica in cui le spinte narcisistiche vengono trasferite sul figlio. Altri autori considerano la gravidanza come un processo evolutivo specifico di ogni donna, assimilabile ad una “crisi maturazionale normativa” (Bibring, 1959; Bibring et al., 1961), intesa come un momento in cui la donna rielabora e riassesta tutte le componenti psichiche precedentemente formatesi e che conduce ad una vera e propria formazione dell’identità; la gravidanza assumerebbe quindi l’opportunità di completamento del processo di separazione e individuazione dalla propria madre, cominciato nell’infanzia (Pines, 1972). Con la gravidanza, la donna può riempire il vuoto lasciato dalla cavità originaria attraverso un’esperienza concreta (la gestazione), in modo da potersi reintegrare nel corpo e nella fantasia con l’oggetto perduto, la propria madre, in un processo di identificazione/separazione che permetterà di ripetere le determinanti della relazione primaria. La potenzialità inscritta nel corpo femminile di ripristinare la fusione con l’oggetto perduto attraverso la procreazione, può essere un tentativo inconscio di provvedere alla nascita psicologica di sé (Ferraro, Nunziante Cesaro, 1985; Albergamo, Nunziante Cesaro, 1996).

La sofferenza nella coppia sterile

Il desiderio di un figlio affonda le sue radici nell’infanzia di ciascun individuo, cresce con esso e si modifica negli anni ed è spesso condotto da motivazioni di carattere inconscio. Mentre l’uomo vede nel figlio la sua immagine, la sua duplicazione narcisistica che gli permette una riedizione del passato che viene prolungato e riformulato, la donna trova nel figlio un oggetto d’amore che completa la sua identità. Il desiderio di un figlio nasce per l’uomo e per la donna dal riconoscimento di una mancanza; per l’uno si tratta soprattutto di ammettersi finito nel tempo, per l’altra di sentirsi incompleta nello spazio (P.L. Righetti, M. Galluzzi, T. Maggino, A. Baffoni , A. Azzena, 2009).

Ma cosa accade quando l’incombente desiderio di avere un figlio non viene soddisfatto?

Quando subentra una diagnosi di infertilità o di sterilità, la donna si sente profondamente privata di qualcosa di fondamentale; percepisce il suo corpo come infranto, incapace di contenere un seme e di farlo germogliare e soggetta ad una punizione per una colpa imperscrutabile. Per talune donne, il loro corpo sterile significa la certezza di essere emarginate, escluse dalla catena generazionale, che si interrompe con la loro persona (Ute Auhagen-Stephanos, 1993). Gli uomini tendono a percepirsi come mancanti di virilità, perdendo la loro ‘potenza sessuale’.

Per l’individuo la condizione di sterilità genera una profonda ferita narcisistica che comporta una vera e propria crisi d’identità. La consapevolezza di essere infertili/sterili scatena reazioni negative come depressione, ansia, senso di inadeguatezza e svalorizzazione di sé. L’individuo ‘sterile’ vive un forte sentimento d’inferiorità e si trova a dover recuperare anche il senso della propria esistenza (Ardenti R., 2011). Nella coppia sterile si verificano tensioni relazionali in quanto i coniugi devono ristrutturare i loro schemi cognitivi, precedentemente caratterizzati dal progetto di avere un figlio, facendo emergere il bisogno di riorganizzare la loro vita.

La condizione di sterilità comporta quindi uno stato di dolore che non riguarda solo l’individuo ma anche la coppia che fa esperienza di sentimenti di fallimento e di vuoto che, col passare del tempo, si trasformano in profondo dolore e sofferenza. Questa condizione è chiamata Sindrome da Sterilità ed è caratterizzata da:

Depressione: le reazioni di tipo depressivo sono una conseguenza molto comune alla diagnosi di sterilità e possono avere carattere episodico – in momenti specifici come l’arrivo delle mestruazioni, vissute come un aborto – o permanente.

Tristezza e rabbia: le donne tendono a ripiegarsi su se stesse, le loro azioni sono caratterizzate da profonda frustrazione che avvelena anche l’ambiente circostante, possono diventare irascibili o particolarmente suscettibili.

Senso di colpa e /o colpevolizzazione: la colpa può essere auto diretta per cui l’individuo rivolge la propria aggressività verso se stesso, accusandosi della propria condizione e del fallimento oppure indirizzata verso gli altri, in particolare verso il partner.

Isolamento e invidia: il dolore può portare ad una difficoltà a rapportarsi con le altre persone, con un conseguente stato di solitudine ed isolamento, come se vi sia stata un’estensione della sterilità biologica alla “sterilità sociale”. Si può provare anche invidia verso chi ha dei figli.

Disturbi Psicosomatici: l’immagine corporea, quale referente simbolico della sofferenza può essere scalfita in termini di funzionalità e salute fisica; ciò è dovuto all’impatto che la diagnosi può avere sulla percezione del proprio corpo, ma anche ai reali effetti dei trattamenti medici e allo stress che si accompagna ad entrambi questi fattori. Il corpo percepito come danneggiato e difettoso rimanda un’immagine distruttiva di se stessi.

Disturbi sessuali: la condizione di sterilità comporta molte difficoltà nella vita sessuale e affettiva di queste coppie. La ricerca ossessiva di un figlio porta a vivere il rapporto sessuale solo come finalizzato alla procreazione, a danno del piacere e dell’intimità. Il dover avere un rapporto sessuale in un momento preciso, solitamente nel periodo considerato fecondo, fa sì che la sessualità perda la sua componente passionale e la sua vitalità spontanea sfociando in un calo del desiderio, fino a compromettere la risposta e l’attività sessuale.  Alcune coppie infertili arrivano addirittura al completo evitamento dei rapporti sessuali in quanto non riescono più a trarre esperienza positiva durante intimità, scioperando dal piacere.

 

 

La sessualità tra infertilità e PMA


I continui sentimenti di fallimento e di inadeguatezza provati nella condizione di infertilità/sterilità hanno un forte impatto anche sulla vita sessuale dell’individuo, provocando sentimenti di insofferenza verso le terapie della PMA, le quali risultano lunghe, faticose, estremamente stressanti, interferendo con una sana sessualità di coppia. I problemi sessuali nelle coppie che si sottopongono ad un percorso di riproduzione assistita sono spesso conseguenza delle pressanti richieste della pianificazione medica dell’attività sessuale. I continui fallimenti possono generare sentimenti di delusione, frustrazione e rabbia e questo può compromettere l’efficacia delle tecniche della PMA. È quindi indispensabile per la coppia elaborare, da soli ed insieme, tali vissuti, affinché si preservi un buon equilibrio psicologico, in particolare nei periodi considerati critici come quello dell’attesa dell’esito della PMA. In particolare sono gli uomini a subire una forte pressione psicologica durante la prestazione sessuale, che assume i connotati di una maratona, in quanto l’uomo è considerato sempre parte attiva dell’atto procreativo e quindi deve necessariamente funzionare bene, attraverso una valida erezione. Col passare del tempo questa estenuante situazione li predispone a sviluppare vere e proprie disfunzioni sessuali di origine psicogena.

Nell’uomo le disfunzioni sessuali dovute alla suddetta condizione possono essere:

  • Eiaculazione precoce;
  • Disfunzione erettile;
  • Incapacità di portare a termine il coito in risposta alla richiesta di rapporti mirati;
  • Azoospermia transitoria.

Nella donna vi può essere una diminuzione nella frequenza e nella spontaneità dei rapporti sessuali oppure possono insorgere:

  • Calo del desiderio;

Le cause, spesso inconsce, che comportano lo sviluppo di una difficoltà nella coppia sterile sono collegate al:

  • Significato simbolico della generatività ed allo stress emotivo. Quando la coppia comprende di non poter avere un figlio, entra in una sorta di “crisi di infertilità” che è caratterizzata da un forte sentimento di colpa (disubbidisco alla legge divina “crescete e moltiplicatevi”, disattendo al pilastro più arcaico del mio essere maschio, il potere virile/fecondante, o femmina, il potere della maternità) e di vergogna (qualcosa in me non va, non posso dare ne a me ne al mio partner quel figlio tanto desiderato).
  • Al non riuscire più letteralmente a fare l’amore. Il rapporto sessuale viene leso quando si trasforma in una volontà ossessiva di procreazione. Il sesso perde il suo senso giocoso, non è più un momento di intimità e piacere ma solo un obbligo con finalità procreative. In queste coppie le disfunzioni sessuali maschili tendono a presentarsi proprio durante la supposta fase fertile della donna. Quest’ultima tende invece a subire una mancanza di desiderio verso il partner nei periodi considerati infertili, manifestando difficoltà di eccitazione. dispareunia ed anorgasmia.

In questa circostanza l’uomo percepisce la sua virilità compromessa in quanto, in una prospettiva prettamente medica, si sente inefficace perché non fecondante. Può, pertanto, inconsapevolmente, disinvestire dalla sessualità coniugale e modificare i suoi comportamenti verso la partner. D’altro canto, la donna tende a vivere la sessualità solo a scopo procreativo, richiedendo una sfiancante  e progressiva intensificazione dei rapporti, visti in un’ottica biologica-funzionale e non emotivo-affettiva, con richieste eccessive nei confronti del partner che si sente costretto e stressato. L’uomo, inoltre, tende a non condividere le sue difficoltà psico-affettive diversamente dalla donna che invece tende a manifestare più facilmente le emozioni che accompagnano l’esperienza dell’infertilità.

L’infertilità può certamente provocare delle difficoltà sessuali, ma anche le disfunzioni sessuali possono essere causa diretta dell’ infertilità. Si calcola che il 10% dei problemi di infertilità sia causato da patologie psicosessuali, quali vaginismo, impotenza e disturbi dell’eiaculazione, compensate nella coppia fino al momento in cui scatta il desiderio di avere un figlio (Rossella E., Vaccaro P. Fignon A., Piccinino M. Masanti M.L., Polatti F. 1990). Infatti, non è raro il caso in cui le cause dell’infertilità siano da ricercare a pregresse disfunzioni sessuali come il vaginismo nella donna, la disfunzione erettile e l’eiaculazione ritardata negli uomini. Difatti, in queste circostanze, accade che la disfunzione si mantenga automaticamente nel sistema coppia, come se facesse parte del quotidiano e verrebbe affrontata solo quando la coppia decide di volere un figlio e se il concepimento non può avvenire naturalmente, la coppia si rivolge alle tecniche che la scienza offre.

 

 

Conclusioni

 

Proprio a te doveva accadere

di concentrare tutta la vita su un punto,

e poi scoprire che tutto puoi fare

tranne vivere quel punto

(C. Pavese)

 

La sterilità puramente biologica si estende all’intera persona: lo stadio finale è la sterilità del corpo, dello spirito e dei rapporti con gli altri e con il mondo circostante.

Quando una coppia riceve una diagnosi di sterilità, il desiderio di avere un bambino viene totalmente sopraffatto dalla paura di non essere abbastanza, di avere qualcosa di sbagliato. Il corpo, che porta su di sé  le ferite simboliche, viene vissuto come  freddo, arido e malfunzionante e si cade in un vortice cupo caratterizzato da sentimenti soverchianti che condizionano la vita non solo di coppia, ma anche sociale. Negli ultimi anni, con l’aumento di casi di infertilità di coppia e l’avvento di nuove tecniche di PMA, sempre più persone trovano nella medicina un barlume di speranza, una speranza sfiancante ed estremamente faticosa. La PMA rimane comunque una metodica che aiuta gli individui a procreare, ma è importantissimo evitare ciò che possono essere le conseguenze della medicalizzazione, intesa come situazione sterile, sul sistema coppia; infatti gli individui che ricorrono alla PMA spesso vengono condizionati dalla ricerca ossessiva del bambino, in un determinato momento, in una data situazione, perdendo il senso dell’intimità, relegando l’atto sessuale solo ed unicamente allo scopo procreativo. Il piacere di stare insieme e di godere della sessualità viene totalmente messo a tacere, come se non avesse più importanza; questa situazione, nel tempo, avvelena ed annienta la coppia che riesce a vedersi unita solo alla luce della presenza di un terzo: il figlio. Dunque, attraverso un percorso di sostegno psicologico sia al singolo individuo che alla coppia, è importante insegnare ai coniugi a ri-trovarsi, permettendo così alla vita di rientrare nella sua completa totalità, anche senza la presenza di figli.

Bibliografia

 

  • Albergamo M, Nunziante Cesaro A., Dal genere sessuale. Saggi psicoanalitici sull’identità femminile, 1996
  • Ardenti R., Sindrome da sterilità: il complesso d’inferiorità e la relativa compensazione, Riv. Psicol. Indiv., n.69, 2011,
  • Bibring G. L., Some consideration of the psychological process in pregnancy, 1959
  • Bibring G. L. A study of psychological processes in pregnancy and the earliest mother-child relationship, 1961
  • Cantone D. Accompagnare alla gravidanza, al parto e alla maternità – Culture della nascita. Orizzonti della maternità tra saperi e servizi a cura di Ranisio G., 2012
  • Ferraro F., Nunziante Cesaro A., Lo spazio cavo ed il corpo saturato. La gravidanza come agire tra fusione e separazione, 1985
  • Freud S., Tre saggi sulla teoria sessuale, Vol IV, 1905
  • Freud S., Pulsioni e i loro destini, Vol VIII, 1915
  • Freud S., Inibizione sintomo e angoscia, Vol X, 1925
  • Horney K., Sulla genesi del complesso di castrazione nelle donne,1924
  • Horney K., Fuga dalla femminilità, 1926
  • Klein M., Il complesso edipico alla luce delle angosce primitive, 1945
  • Klein , Note su alcuni meccanismi schizoidi, 1946
  • Nappi R. E.,Vaccaro P., Fignon A., Piccinino M., Masanti M., Polatti F., Il counselling psico-sessuale nella coppia infertile, It. Ost. Gin. – Vol. 3
  • Pines D., Pregnancy and motherhood: interaction between fantasy and reality, 1972
  • Righetti L., Galluzzi M., Maggino T., Baffoni A., Azzena A., La coppia di fronte alla Procreazione Medicalmente Assistita. Aspetti psicologici, medici, biologici, Franco Angeli, 2009
  • Ute Auhagen – Stephanos, La maternità negata. La paura inconscia di un figlio desiderato, Bolloti Boringhieri, 2008.